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La Maremontana e l'ipotermia, alcune considerazioni.
Stamattina apro Facebook e scopro che al MareMontana, una gara di Trail ad Albisola, è morto un trailer, Paolo Ponzo, uno che ha fatto dello sport la sua vita. Non voglio entrare nel merito di questa tragedia. Non si deve morire di arresto cardiaco a 41 anni, ma purtroppo le cause potrebbero essere molte, non necessariamente la gara.
Quello che mi ha colpito sono i 3 feriti e le 18 persone in ipotermia. Mi sembra un po’ strano sinceramente. Non stiamo parlando dell’Ultra Trail Mont Blanc. Neppure del Tor de Geants. Stiamo parlando di un trail di 25 km che arriva a 1000 m di quota. Leggo in giro e sento alcuni amici che condividono con me questa stessa passione. Ai ristori in quota si vedeva arrivare gente mezza assiderata senza zainetto idrico (e quindi senza alcun equipaggiamento in caso di necessità) in maglietta a maniche corte e calzoncini. Non voglio essere rompipalle, ma come fai a partire per una 25 km in maglietta e calzoncini quando il tempo fa schifo e fa freddo a livello del mare, figuriamoci in quota?? O sei un pazzo o sei un incosciente, e nessuno dei due è un complimento. Amici che l’hanno fatta con il dovuto equipaggiamento non hanno avuto alcun problema e si sono pure divertiti. Quindi oltre ad essere un incosciente metti a repentaglio la vita dei soccorritori. Pace per gli infortuni, quelli ci possono stare, ma tra un po’ manco al suddetto Ultra Trail du Mont Blanc ci sono tanti principi di assideramento!

Il quadro si completa quando leggo il giornale. 3 articoli sul Maremontana e sulla tragica morte di Paolo. E in tutte si parla di gara podistica. E qui capisco l’inghippo. Ci sono persone che vedono gara podistica e pensano che sia una garetta come quella che fanno quelle buffe persone tutte colorate. E allora si iscrivono e partecipano con tenute da jogging. Ma non è una normale gara podistica, è una gara di Trail Running.
Il Trail Running è una disciplina meravigliosa che offre soddisfazioni incredibili unite ad esperienze indimenticabili. Ma è un bel po’ più estrema di una comune gara podistica. I dislivelli sono decisamente maggiori e le condizioni possono essere anche molto difficili. Il Trail Running va affrontato con la testa prima ancora che con le gambe. Bisogna sapere i propri limiti ed essere preparati e saper riconoscere le varie situazioni, anche e soprattutto le condizioni meteo che in quota possono cambiare in breve tempo. Non bisogna prenderla in leggerezza. Se uno usa la testa può praticare il Trail Running e assaporare la libertà che offre. Altrimenti i pericoli sono innumerevoli.
Vorrei e auspico che gli adepti del Trail crescessero a dismisura. Vorrei condividere con sempre più persone questo sport, vorrei che sempre più persone conoscessero questa disciplina. Ma vorrei anche che queste persone sappiano a cosa vanno incontro. E come devono affrontare la cosa.
L’organizzazione in questo caso ha ben poche colpe. L’unica vera colpa è stato, come sempre succede, il non controllare l’equipaggiamento delle persone e permettere che gente senza il minimo indispensabile affrontasse la gara. Bisognerebbe fare veri controlli e fermare chi non è in sicurezza. Secondo me organizzatore tu non hai il minimo indispensabile, tu sei sotto la mia responsabilità e quindi tu non parti. Il discorso è semplice.
Spero vivamente che queste giornate di sport siano sempre e solo giornate di divertimento e non inferni per chi partecipa e per chi le organizza. Per Paolo posso solo dire Riposa in Pace e che mi dispiace!